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Storia
del Tango Argentino |
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L’UNESCO dichiara il TANGO ARGENTINO PATRIMONIO DELL’UMANITA’ a cura di
Sardo Cav. Salvatore Maestro di ballo A.N.M.B. - A.I.D. & A. - I.D.C. |
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Il 30 settembre 2009. l’UNESCO ha annunciato
l’inserimento del Tango argentino nella lista dei patrimoni dell’Umanità.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione,
l’Europa, con i suoi emigranti che
stabilitisi nella realtà platense hanno contribuito fortemente alla sua
creazione e l’Africa, che a livello ritmico ha influenzato molto la sua
struttura melodica. E’ in quei luoghi che nasce la fusione tra canti
malinconici di terre lontane e nuove, di amori persi e talvolta ritrovati e
melodie sensuali di corteggiamento, di seduzione e passionalità. Se il Tango è
patrimonio da tutelare, è il minimo immaginare che anche gli appassionati di
questo stile di ballo vengano salvaguardati da eventuali cariche delle Forze
dell’Ordine per disperdere le Milonghe Blitz che di tanto in tanto si
svolgono in ambienti aperti privi di autorizzazioni a svolgere l’attività
ballo, anche perché i tangueri, (termine appropriato
a chi balla il Tango) notoriamente sono pessimi consumatori per i bar delle Tanguerie o Milonghe (luogo dove
si balla il Tango). Il Tango ben visto dal peronismo, ne seguì le sorti cadendo
rapidamente in disgrazia, in quanto il nuovo regime per esorcizzare il pericolo
del ritorno al potere di
Peròn, represse tutto ciò che come il Tango potesse richiamare l’epoca
precedente, spingendo all’esilio molti maestri di Tango, che conseguentemente hanno
divulgato questo modo di ballare in quasi tutto il mondo, inizialmente in
Francia, a seguire in Italia e in Germania, e cosi via nelle altre Nazioni. Nel
1962 viene fondata la “Accademia portena del Lunfardo” e nel 1990 la "Accademia Nacional
del Tango”, due importanti istituzioni con sede a Buenos Aires, sostenute dalle
autorità governative e locali, con l’obiettivo di difendere e promuovere la
cultura del Tango. Mentre la legge nazionale sul Tango, viene approvata nel
dicembre del 1995 all’unanimità dal Senato, e dai Deputati nell’agosto del 1996, il quale
ne deriva un progetto dell’Accademia, trattasi della legge 24/684 di 6
articoli, che si riferiscono al patrimonio, all’insegnamento ed alle
istituzioni. Anche sulla riva opposta del Rio de
quale fra l’altro, hanno la missione di
rivendicare e rivalutare le radici del Tango. Il Tango è un modo di esprimere il Tango è un modo di esprimere sentimento e
passione in una ideologia libera interpretata al momento attraverso il corpo,
in una triade Lui Lei e la musica che attraverso un linguaggio permette di
raccontare senza parole una storia d’amore o delusione, lasciando spazio ai
corpi affinché esprimano sensazioni grazie ai movimenti dettati dalla musica,
in particolar modo quella di Astor Piazzola, Carlos
Di Sarli, Osvaldo Pugliese, Francisco De Caro, Juan
D’Arienzo, Francisco Canaro,
Edgardo Donato, Anìbal Troilo
e tanti altri musicisti e direttori di orchestra, fra i cantanti vanno
ricordati Carlos Gardel, Davide Beltrame, Roberto Goyeneche, Edmundo Rivero, Julio Sosa, Nelly Omar, Tita Merello, Alberto Marino e Alberto Castillo
e altri. La struttura armonica del Tango è tipicamente italiana, infatti almeno
metà del peso ha origini italiani cosi come molti dei suddetti artisti.
Nell’esecuzione del Tango argentino si utilizza uno strumento, forse inventato
o forse popolarizzato dal musicista tedesco Heinrich
Band, il bandoneòn, una sorta di fisarmonica di legno
con dei fori la cui apertura o chiusura con i polpastrelli produce le note, e che ha la caratteristica di
cambiare la nota a seconda se il mantice viene compresso o dilatato. Pur
essendo una musica molto sincopata, non utilizza strumenti a percussione ed
anche gli altri strumenti utilizzati vengono suonati in modo del tutto
particolare per dare forti accenti di battuta e segnature ritmiche. Nel corso
delle varie fasi storiche sono cambiati più volte gli strumenti usati per realizzare
al meglio il ritmo del Tango: violino o viola, contrabbasso, bandoneòn, pianoforte, fisarmonica, chitarra, tromba,
tamburello basco. Il banjo si è sostituito alla chitarra, il violoncello al
contrabbasso, il risultato finale è stato sempre quello di un prodotto
artistico inconfondibile.

Il Tango Argentino ha sempre continuato ad evolversi e negli ultimi anni
si è affermato un genere conosciuto come Tango elettronico le cui note
accompagnano le esibizioni dei migliori ballerini contemporanei, da citare le
orchestre che lo eseguono: Gotan Project, Tanghetto, NarcoTango, ElectrocuTango, e Bajofondo Tango
Club. Le parole delle canzoni sono spesso in lunfardo,
il gergo parlato nel porto di Buenos Aires dai malavitosi per non farsi capire.
Ma le storie raccontate nel Tango sono legate anche a quelle culture della
strada, dei combattimenti con coltelli e delle forti passioni, raccontati nei
testi di Evaristo Carriego e Jorge
Luis Borges, in sostanza una cultura che partendo dal basso è stata poi
esportata negli anni 30 da Carlos Gardel nei salotti aristocratici francesi. I testi dei
classici brani di Tango parlano di nostalgia della terra lasciata, di amori
persi, di tradimenti e della vita quotidiana dell’emigrante dei bassi fondi, in
sostanza un rapporto con la tradizione che resisterà sempre alle future
variazioni musicali, anche raffinate e colte, mantenendo sempre la sua
dimensione popolare, in sostanza “Guardare al futuro rimanendo legati al passato”
è quello che ha permesso al Tango di mantenersi sempre attuale e moderno. Gli
elementi distintivi del ballo in se sono una grande carica di erotismo e di
nobiltà musicale, la forte dignità umana, l’eleganza, anche interiore, ed a
differenza degli altri balli popolari, Il Tango, non ha questo senso di
collettività, ma la capacità attraverso la solitudine, di esprimere qualcosa di più grande ossia “Il
sentimento di un popolo intero”. Il Tango
non ammette mezze scelte, difatti “O lo odi o
lo ami, e se lo ami sarà per sempre!”, infatti la
passione latina che si cela attraverso questa vibrante danza, rappresenta un
linguaggio che consente di esprimere, dare e ricevere sensazioni forti è
risaputo infatti che chi impara a conoscere il Tango, acquista attraverso il
ritmo del corpo, i movimenti coordinati di coppia, lo sguardo, il portamento,
la sensualità, i passi, a comunicare ed a dire ciò che spesso con le parole si
omette, é come fare l’amore per tutta la durata della musica. Il passo base del
Tango è il passato in sé, dove per passo si intende il normale passo di una
camminata, è un ballo basato sull’improvvisazione, caratterizzato da eleganza e
passionalità, ed in pista non
esiste l’idea di sequenze di passi predefiniti, sta alla fantasia dei ballerini
costruire come in un dialogo il proprio ballo. La posizione di ballo è un
abbraccio frontale asimmetrico in cui l’uomo con la destra cinge la schiena
della propria ballerina e con sinistra le tiene la mano, creando quindi una
maggiore distanza tra la spalla sinistra dell’uomo e la destra della donna.
Poche regole semplici dettano i limiti dell’improvvisazione: “l’uomo guida, la donna segue”. Fondamentalmente è l’uomo che
chiede con un linguaggio puramente corporeo alla propria ballerina di
spostarsi. Tuttavia, per motivi didattici sono state introdotte delle sequenze con passi predefiniti,
come
ballerini provenienti da tutto il mondo che
gareggiano per aggiudicarsi il “Mundial”
dell’Argentina che quest’anno (2009) è stato assegnato a una coppia di
ballerini giapponesi. Il successo del Tango è dovuto unicamente alla sua forza interna, alla musica
suggestiva e struggente, insomma al suo DNA, ed è difficile che un brano di
Tango non sia bello (a parte i capolavori veri e propri). In Europa ai primi
del Novecento, il Tango argentino comincia a sottrarre spazio al valzer e alla
polka, cosicché dal Tango Argentino nasce il Tango Standard che per esigenze di
competizione fu reso molto tecnico e nell’apparenza
aggressivo, infatti ha movenze più decisive del suo progenitore, il
ballo trascinato da musiche più marcate con l’inserimento dell’uso delle percussioni,
ne subisce l’influenza acquisendo un impatto più forte ma meno seducente. I Maestri
Francesi lo considerarono un prodotto esotico alla pari di tanti altri e come tale lo elaborarono
(lo francesizzarono), attraverso la codificazione di figure azzerarono le
caratteristiche forti del Tango argentino l’elemento dell’improvvisazione che
era il marchio Rio platense di fabbrica fu sostanzialmente
abolito. Negli anni 1908 – 1911 lo esportarono in tutta l’Europa, dal
1920 al 1930 per esigenze connesse alle competizioni, si lavorò alla
standardizzazione del Tango francesizzato: ciò lo allontanò definitivamente
dallo spirito originario ed oggi abbiamo un Tango internazionale, che è uno dei
cinque balli appartenenti alle danze standard. In
Italia abbiamo un Tango nazionale, definito da sala, parimenti “addomesticato”
e con un suo programma, diverso da quello del Tango standard, ma ideale per ballarlo in
balera o nel sociale anche se le Federazioni Sportive lo vorrebbero inserire
nella danza olimpica. Il Tango nazionale non è
altro che un ballo popolare ereditato dai
nostri avi, successivamente l’Associazione Nazionale Maestri di Ballo (ANMB)
nella persona del maestro Gianni Nicoli senza trascurare quei passi esistenti ha redatto un
testo “Figure, Tecnica, Geometria”, nel quale presenta il Tango nazionale
o popolare come “Tango da Sala” suddiviso in 19 figure di base con tutte le
amalgamazioni possibili e praticamente infinite. Senza contare la grande
varietà di passi (anche figurati) inventati da coreografi, danzatori e
fantasisti che non compaiono nei libri. L’abbraccio stretto dei ballerini nel
Tango ha fatto molto discutere i teorici della danza e i moralisti di vari paesi. Vale la pena a
tal proposito, far parlare Carlos Vega, ovvero uno dei più grandi studiosi di
Tango, che nello spiegare i problemi tecnici di questa danza e il rapporto fra
la coppia e il traffico sulla pista ha affermato: “l’alternativa
è molto stretta per i ballerini: o si camminavano sui piedi o si abbracciavano.
Hanno scelto di abbracciarsi” concludendo categoricamente che non c’è nessuna
lussuria in questa stretta, infatti la bellezza del
Tango Argentino, Standard e da Sala è nata anche da questa necessità
esclusivamente tecnica dei partner di stare avvinghiati, fenomeno che le autorità
ecclesiastiche non hanno condiviso, infatti si narra che il Papa Pio X
avesse chiesto che una coppia di ballerini gli fornisse un’idea precisa
del nuovo ballo, per valutarne personalmente gli aspetti scandalosi. Avvenuta
l’esibizione davanti al Pontefice, egli avrebbe detto “A me sembra che sia più
bello il ballo alla friulana, ma non vedo che gran peccato vi sia in questo
nuovo ballo!” perciò dispose la revoca della sanzione ecclesiastica prevista
per chi lo avesse praticato.
Oggi il Tango è un ballo, diffuso in tutto il
mondo e vanta diversi maestri e ballerini, i quali organizzano Festival, Stage
di Aggiornamento e Serate Milonguere. Tutto questo ha
fatto si che l’UNESCO inserisse nella lista dei patrimoni dell’Umanità il TANGO
ARGENTINO.